La provenienza del legname

Le basi teoriche della dendroprovenienza (Bonde et al., 1997) poggiano su quelle della dendrocronologia stessa. Come accennato, la formazione degli anelli di accrescimento nel legno è funzione di molteplici fattori ambientali, tra i quali il clima è importantissimo, che su una regione più o meno grande e per una determinata specie agiscono in maniera sufficientemente uniforme (Fritts, 1976). Ciò determina il generale buon livello di cross-matching tra gli alberi di una stessa specie e di una stessa area. Su questo principio si basa la tecnica di datazione dendrocronologica.

Seguendo lo stesso filo logico, il confronto di una cronologia datata di provenienza ignota con un adeguato numero di cronologie di riferimento, sparse su tutto il territorio, produrrà una correlazione tanto maggiore quanto più saranno stati simili i fattori ambientali che hanno influito sulla formazione del legno. In teoria, dunque, maggiore sarà l’accordo tra le serie, minore la distanza tra i siti dove sono cresciute le piante.

Purtroppo, la questione è un po’ più complicata di quanto si possa immaginare leggendo queste poche righe. Infatti, altri fattori intervengono a influenzare l’accrescimento di una pianta. Ad esempio, un fattore fondamentale è l’altitudine, per cui serie dendrocronologiche distanti ma realizzate a una stessa altitudine mostrano più analogie di serie realizzate su una stessa area ma ad altitudini differenti.

Queste ed altre considerazioni rendono le analisi di dendroprovenienza piuttosto complesse. Tuttavia, le informazioni che possono fornire sono di eccezionale importanza, consentendo talvolta di ricostruire traffici commerciali o conflitti politici.

Esemplare è il caso delle strutture lignee della Basilica della Natività a Gerusalemme (Bernabei e Bontadi, 2012). La chiesa è una delle più antiche dell’intera Terra Santa e nel tempo è stata ripetutamente restaurata e rimaneggiata. La prima costruzione, realizzata dove la tradizione vuole che sia nato Gesù Cristo, è stata realizzata sotto Costantino I nel 339. Questo primo edificio fu completamente distrutto da un incendio. La chiesa venne ricostruita dopo il 529 sotto Giustiniano. Durante i secoli, mentre le murature sono rimaste sostanzialmente invariate, sulle strutture lignee si sono succeduti un numero notevole di interventi di manutenzione e restauro ad opera di diverse maestranze, finanziate e guidate dai vari protettori e custodi della Terra Santa per le varie confessioni cristiane.

Evidentemente, la ricostruzione delle vicende storiche dell’edificio presentava una complessità eccezionale, in particolare per le strutture di legno, che, prive di una manutenzione accurata, si sono rivelate più deperibili ed hanno quindi avuto necessità di una maggiore quantità di interventi di ricostruzione e restauro.

L’identificazione delle specie legnose con le quali sono state realizzate le strutture di copertura ha consentito di determinare principalmente cedro del Libano, quercia caducifoglia e larice, con pochi sporadici elementi di pino e di cipresso. I tre legnami principali individuano interventi ed integrazioni succedutesi nei secoli, in particolare per quanto riguarda il larice e la quercia, che non potevano essere di provenienza locale.

L’analisi dendrocronologica ha datato l’ultimo anello individuabile sugli elementi di larice al 1412. La serie ottenuta, lunga 592 anni, ha evidenziato valori di sincronizzazione elevatissimi con le master delle Alpi orientali, dimostrando la provenienza del legname da tale regione. Ciò ha consentito di confermare quanto riportato su alcuni documenti dell’epoca a proposito della richiesta che i Francescani di Terra Santa fecero alla Serenissima nel 1479 di fornire i carpentieri ed il legname per la ricostruzione delle strutture di copertura, con il finanziamento del re d’Inghilterra e del duca di Borgogna.

Al contrario, la serie media realizzata sulla quercia, lunga 315 anni e datata al 1723, mostra la provenienza del legname dalla regione anatolica. In particolare, gli accrescimenti della quercia della Natività mostrano forti analogie con quelli del legname utilizzato per la realizzazione di alcune strutture di copertura del complesso di Santa Sofia a Istanbul, tanto da far ritenere che i legni provengano da uno stesso bosco.